


C'era una volta il controllo della glicemia. Oggi, con il FreeStyle Libre, a volte sembra di partecipare a un'estrazione a premi: appoggi il braccio, ti giri nel letto, resti fermo e il sensore decide che è arrivato il momento di regalarti un'ipoglicemia. Peccato che il premio sia l'ansia, possibilmente alle tre di notte.
C'è chi parla di ipoglicemie da compressione, chi racconta di valori improbabili anche semplicemente tenendo il braccio fermo. Episodi che molti utilizzatori sostengono di aver sperimentato ripetutamente. A questo punto viene spontaneo chiedersi se il sensore misuri il glucosio o se, nei momenti di riposo, si conceda qualche licenza artistica.
Ma il vero spettacolo comincia al risveglio. Ti alzi dal letto e, miracolo della tecnologia, la glicemia comincia a salire. Muovi il braccio e sale ancora. Ti metti in piedi e il grafico sembra quello della Borsa in una giornata di euforia. A quel punto viene il sospetto che il sensore non stia monitorando il glucosio, ma stia semplicemente festeggiando il fatto che, dopo otto ore di immobilità, hai finalmente deciso di rimetterti in circolazione. Vien quasi voglia di restare a letto per non turbare i suoi equilibri. D'altronde, chi siamo noi per contraddire un dispositivo che sembra avere una propria interpretazione della vita verticale?
La parte più divertente, si fa per dire, è che chi convive con il diabete dovrebbe affidarsi a questi numeri per gestire una condizione che non ammette molta improvvisazione. E invece, qualche volta, si ritrova a fare l'investigatore: osserva il grafico, controlla i sintomi, verifica il valore e cerca di capire se sia il caso di preoccuparsi oppure se il sensore abbia semplicemente deciso di dare i numeri.
Naturalmente, la tecnologia può sbagliare. Il problema è quando gli episodi si ripetono e chi li segnala ha la sensazione di parlare al muro. Perché, mentre il paziente cerca risposte, il tempo passa e la fiducia scende più rapidamente della glicemia sul grafico.
E qui arriva la domanda scomoda: che cosa succede a tutte le segnalazioni? Il produttore le analizza? Il sistema sanitario raccoglie i problemi e ne valuta la portata? Quali risposte vengono date a chi denuncia discrepanze ripetute? Non basta liquidare tutto con la spiegazione della compressione, soprattutto quando gli utilizzatori raccontano episodi anche in altre condizion e con l'aggravante per gli stessi di dover fare continui confronti attraverso la misurazione capillare con un esborso mensilenon indifferente perche le strisce reattive rilasciate dal sistema sanitario non sono sufficienti se il sensore non funziona e quindi vanno acquistate.
Sia chiaro: non ogni valore inatteso dimostra un difetto e non tutte le discrepanze hanno la stessa origine. Ma proprio per questo servirebbero verifiche serie, risposte trasparenti e un'assistenza capace di distinguere i casi, non di archiviarli idealmente sotto la voce «sarà capitato».
Perché il diabete non è un gioco e la glicemia non è un numero da indovinare. Chi la gestisce ogni giorno non ha bisogno di un dispositivo che aggiunga suspense a una vita già sufficientemente complicata.
In fondo, il sogno era semplice: meno punture, più libertà, maggiore tranquillità. Non ritrovarsi a fare la roulette russa con un grafico colorato.
Il FreeStyle Libre dovrebbe aiutare le persone a tenere sotto controllo la glicemia, non costringerle a tenere sotto controllo il FreeStyle Libre.
«A questo punto, nel piano terapeutico manca solo la voce "consulto dalla zingara": tre sedute al mese per sapere se la glicemia è alta, bassa o se il sensore sta semplicemente fantasticando.»