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I dimenticati d’Italia: gli anziani frugano nei cassonetti, la politica conserva i suoi privilegi

Oggi ho visto un anziano rovistare nel cassonetto della spazzatura. Era malandato, era italiano, era una di quelle persone dimenticate da un Paese che sembra aver smarrito ogni senso di umanità. Perché in Parlamento, troppo spesso, non conoscono la vita reale: quella degli anziani costretti a scegliere fra mangiare e comprare le medicine, delle famiglie che non arrivano a fine mese, di chi vive con una disabilità e deve lottare persino per ottenere assistenza. Persone lasciate ai margini, mentre chi può permettersi di pagare tutto continua a beneficiare di tutele e privilegi.

Un pensionato deve fare i conti con affitto, bollette, alimenti e visite mediche. Un deputato, invece, percepisce un'indennità netta di circa 5.000 euro mensili, oltre a diaria, rimborsi per l'attività parlamentare, agevolazioni per i trasporti e altre forme di sostegno. Esistono inoltre fondi sanitari integrativi e, secondo specifici regolamenti, coperture estendibili ai familiari. Non tutte le spese sono rimborsate indiscriminatamente, ma la distanza fra queste tutele e la realtà di chi rinuncia alle cure è a dir poco abissale e vergognosa.

E c'è un'altra contraddizione che merita di essere affrontata senza ipocrisie: quella di un italiano che, pur vivendo nel proprio Paese, paga tasse e contributi e si ritrova ad aspettare mesi per una visita, oppure a rinunciarvi del tutto perché non può permettersela, mentre gli stranieri "irregolari" possono accedere a percorsi di assistenza dedicati attraverso il codice STP, che garantisce cure urgenti ed essenziali e, in determinate condizioni, prestazioni gratuite. È una realtà prevista dalla legge, non la prova che abbiano automaticamente più diritti sanitari degli italiani. Ma il paradosso resta: com'è possibile che un cittadino si senta abbandonato dal sistema sanitario del proprio Paese, fino a non riuscire a curarsi? L'Istat ha rilevato che nel 2024 circa 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a visite o esami per motivi economici, liste d'attesa o difficoltà organizzative. Fonti: Ministero della Salute e Istat.

Il problema non è negare le cure a chi ne ha bisogno, qualunque sia la sua provenienza. Il problema è uno Stato che non riesce a garantire ai propri cittadini un accesso tempestivo e dignitoso alla sanità, mentre la povertà trasforma un diritto fondamentale in un lusso. La politica dovrebbe ridurre queste disuguaglianze, non limitarsi a difendere i propri equilibri e i propri privilegi.

Quel vecchio davanti a un cassonetto è il ritratto di un fallimento collettivo. È un uomo che dovrebbe poter vivere la vecchiaia con dignità, dopo una vita di lavoro, non cercare tra i rifiuti ciò che non riesce più a permettersi. E allora la domanda è inevitabile: con quale coscienza si possono conservare tanti privilegi mentre c'è chi non ha nemmeno il necessario per vivere? Tanti politici si mostrano caritatevoli, solidali e pronti a risolvere ogni problema soprattutto quando si avvicina il momento del voto, quando le promesse si moltiplicano e i più fragili diventano improvvisamente importanti; ma perché questa generosità non si traduce in gesti concreti? Perché non rinunciare volontariamente a una parte consistente dei propri privilegi per istituire un fondo destinato a integrare le pensioni più basse, aiutare gli anziani in difficoltà e garantire loro l'accesso alle cure? Si potrebbero ridurre alcune indennità, rimborsi e agevolazioni non indispensabili, trasformando una parte di quei benefici in un aiuto reale per chi non riesce ad arrivare a fine mese. Non risolverebbe ogni problema, ma dimostrerebbe che la solidarietà non è soltanto uno slogan elettorale. Perché è facile promettere aiuto quando si cercano voti, molto più difficile è dimostrare di crederci quando si tratta di rinunciare a qualcosa di proprio. Se davvero hanno a cuore gli ultimi, perché non cominciare dai propri vantaggi di casta, invece di chiedere sempre sacrifici a chi non ha più nulla da sacrificare?

Un Paese civile non si misura dai privilegi che garantisce a chi governa, ma dalla dignità che riconosce a chi non ha più voce per farsi ascoltare.


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