


In un'epoca in cui si può prenotare un volo, fare la spesa e perfino una visita medica online, resta scandaloso vedere scene che sembrano uscite da un'Italia anni '80: cittadini in fila davanti agli uffici comunali mezz'ora, a volte tre quarti d'ora prima dell'apertura, sperando di riuscire a "imbucarsi" per espletare una pratica. Altro che digitalizzazione, altro che snellimento burocratico. La realtà, purtroppo, è un'altra.
Oggi quasi tutto è solo su appuntamento. In teoria, una buona cosa. In pratica, però, gli appuntamenti non ci sono. O meglio: nel 90% dei casi, le prime disponibilità si trovano dopo mesi. Chi ha una scadenza imminente o una necessità urgente, non può far altro che tentare la carta della "presenza fisica", sperando nella buona sorte, o in qualche dipendente comprensivo. E così, ci si ritrova accampati fuori dal Municipio, chiedendo con rassegnazione: "Chi è l'ultimo?".
Poi arriva il momento clou: l'apertura delle porte. E lì parte la corsa, come ai blocchi di partenza. Non importa l'età o il motivo della visita: chi è lì da ore, prova a entrare, magari ricevendo anche una risposta gentile, tipo "Ma ha l'appuntamento? No? Allora non possiamo fare nulla".
E mentre fuori regna il caos, dentro spesso si assiste a scene surreali: dipendenti che alle 8:30 fanno la pausa caffè, quando ufficialmente l'orario di lavoro è appena iniziato. Forse a casa non fanno colazione? O forse il senso del dovere si è perso nel tempo, tra una riforma e l'altra, tra slogan come "digitalizzazione" e "servizi più efficienti"?
È davvero assurdo che, nell'era della tecnologia, i cittadini debbano ancora fare la fila come se fossimo nel dopoguerra, sperando in un colpo di fortuna. Eppure, gli enti pubblici continuano a parlare di modernizzazione, di pratiche smart, di app e piattaforme. Ma la realtà è che la burocrazia si è semplicemente spostata online, senza diventare più veloce o più accessibile.
Il risultato? Frustrazione, perdita di tempo, e una crescente sfiducia nelle istituzioni. Perché una cosa è certa: non si può parlare di progresso quando si costringono le persone a sperare in un buco libero come se stessero cercando un tavolo al ristorante la sera di San Valentino.
Serve più di una piattaforma web: servono organizzazione, risorse umane motivate, e soprattutto rispetto per il tempo dei cittadini. Perché il futuro non si costruisce con le file fuori dai municipi, ma con servizi che funzionano davvero.