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Un articolo su Piazza dei Visconti a Roma che qualcuno avrebbe voluto far sparire

Ci sono articoli che suscitano discussioni. E poi ci sono articoli che, evidentemente, danno fastidio.

È quello che è accaduto a una collega, giornalista che collabora con una delle più importanti testate italiane, rea — a quanto pare — di aver raccontato alcune criticità reali riguardanti Piazza dei Visconti, nel quadrante Pisana-Bravetta, a Roma.

Al centro del suo articolo c'è anche il recente rifacimento della piazza, uno spazio che un tempo ospitava il mercato e che oggi presenta, tra le altre cose, tre manufatti che gli stessi residenti hanno ribattezzato con ironia e immediatezza "gli standini". E non è finita qui: sono state installate anche delle cyclette per l'attività fisica, posizionate in modo tale da essere rivolte verso un muro. Una scelta che, inevitabilmente, ha suscitato perplessità e commenti tra chi quella piazza la vive ogni giorno.

Raccontare queste cose, evidentemente, non è piaciuto a tutti.

La collega sarebbe stata infatti presa di mira con una certa insistenza, fino al punto che qualcuno avrebbe iniziato a telefonare a destra e a manca nel tentativo di ottenere la rimozione dell'articolo. Un comportamento che, al di là delle opinioni legittimamente diverse sul contenuto di un pezzo giornalistico, rischia di trasformare una normale critica in una vera e propria pressione nei confronti di chi fa informazione.

Peccato, però, che l'articolo fosse già stato pubblicato e diffuso.

E soprattutto, forse qualcuno non aveva considerato un dettaglio: questa collega non scrive per una sola testata. Collabora con più giornali, compresa la mia redazione.

Per questo motivo, con grande piacere e con altrettanto orgoglio, ripropongo qui di seguito il suo articolo.

Sono fiero di averla nella nostra redazione. Perché una giornalista deve poter raccontare ciò che vede, raccogliere le osservazioni dei cittadini, mettere in evidenza le criticità e porre domande. E se un articolo dà fastidio, la risposta dovrebbe essere un confronto nel merito, non una telefonata per cercare di farlo sparire.

Di seguito, dunque, ripropongo integralmente il suo lavoro.


«E vai con la pedalata di quartiere!»: a Piazza dei Visconti arriva il fitness ma le cyclette guardano il muro»

«E vai con la pedalata di quartiere!». A pronunciarla, secondo indiscrezioni rigorosamente verificabili, sarebbe stato uno dei residenti alla vista dell'ultima grande novità comparsa nella nascente Piazza dei Visconti, ex mercato. E così, mentre la piazza si avvia verso il completamento, ancora prudentemente protetta dalle immancabili reti arancioni ormai parte dell'arredo urbano, il quartiere scopre di avere finalmente il suo personalissimo angolo fitness.

Perché, dopo gli ormai celebri tre manufatti centrali che nel linguaggio popolare sono diventati semplicemente «i tre stendini», ecco arrivare loro: le cyclette bianche e verdi, posizionate sotto il sole cocente e rivolte verso il muro.

Una scelta che ha immediatamente aperto un nuovo capitolo della filosofia urbanistica contemporanea: pedalare sì, ma senza distrarsi guardando la piazza.

«Finalmente un progetto che pensa alla concentrazione. Se vuoi fare sport, niente panorama: muro e pedalare», commenta ironicamente Sergio, residente che sorride guardando gli atterezzi ancora incelofanati. Poi aggiunge «Si potrebbe deinire una forma di fitness punitivo».

La domanda che serpeggia nel quartiere è naturalmente una sola: perché rivolgerle proprio verso il muro e addirittura sotto il sole cocente? Le interpretazioni si sprecano. C'è chi sostiene che sia una scelta meditativa. Chi parla di minimalismo. Chi ipotizza che il muro rappresenti metaforicamente il superamento dei propri limiti.

Tuttavia la spiegazione più accreditata fra gli abitanti è decisamente semplice: considerata la longevità media di molti abitanti della zona, le cyclette sarebbero state orientate verso il muro per una ragione pedagogica: mettere in castigo i vecchietti che si comportano male.

«Hai fatto arrabbiare la moglie? Vai a pedalare guardando il muro per venti minuti», avrebbe sentenziato Paolo residente di lungo corso. Un concetto rivoluzionario: altro che palestra, qui siamo davanti alla nascita del fitness disciplinare di quartiere.

«Una volta c'era il maestro che metteva dietro la lavagna. Adesso c'è la cyclette davanti al muro», osserva Maria.

E già si immagina il regolamento: Primo richiamo: dieci minuti di pedalata. Secondo richiamo: venti minuti. Recidivi: cyclette in salita immaginaria. Caso gravissimo: pedalare senza lamentarsi del progetto.

Poi ecco affacciarsi un'altra proposta spontanea del quartiere: organizzare una vera e propria gara ciclistica fra anziani.

«A questo punto facciamo le Olimpiadi di Piazza dei Visconti con premio Maglia Verdeal residente più veloce, premio Maglia Arancione a chi completa la gara senza chiedere a cosa servano le cyclette; ma noi continueremo tutti a domandarcelo, e, premio alla carriera per chi riesce a pedalare lamentandosi contemporaneamente della pensione, del traffico e della piazza.

« Mi sorge un dubbio: non è che c'è un accordo con l'INPS? Perché queste cyclette al sole: sembra un piano previdenziale: meno pensionati, più risparmio!»», ironizza, Giovanni, un altro residente.

Ma siamo sicuri che fosse questo il grande sogno? Il problema, naturalmente, non è che in una piazza ci siano delle attrezzature per fare attività fisica. Il problema è la sensazione di essere posti davanti a una soluzione che dopo oltre cinquant'anni di attesa, nessuno aveva immaginato.

Perché, mentre si osservano le cyclette bianche e verdi rivolte al muro, viene spontaneo chiedersi: era davvero questa la priorità? Una piazza nuova, nel cuore del quartiere, avrebbe potuto diventare molte cose. Avrebbe potuto avere un'area giochi bella, sicura e colorata per i bambini. .Avrebbe potuto avere alberature molto più importanti, zone d'ombra, piccoli spazi verdi, elementi capaci di rendere la piazza un luogo nel quale fermarsi con piacere. Avrebbe potuto diventare in breve un piccolo salotto urbano. Un luogo per bambini, anziani, famiglie, ragazzi. E chissà che l'area giochi per i bambini, tanto attesa da molti, non possa ancora trovare il suo spazio. Perché se c'è una cosa che il quartiere sembra aspettarsi ancora, è proprio quella: una zona pensata per i più piccoli che trasformi davvero la piazza in un luogo vissuto da tutte le generazioni.

E poi acompletare il quadro c'è il bianco delle strutture che spicca sull'area. Una scelta cromatica che non è esattamente passata inosservata, perché intorno dominano il mattone, l'ocra, il beige, i colori caldi del tessuto urbano, come spezzati da una gigantesca dichiarazione di modernità. Un po' come presentarsi a una cena elegante vestiti da astronauta. «Nel dubbio fra integrarsi e distinguersi, abbiamo scelto direttamente di farci notare da Marte», ironizza Fabiola.

Forse qualche tonalità più armonica con il contesto avrebbe potuto rendere tutto più equilibrato.Non necessariamente tutto dello stesso colore; ma almeno una palette capace di dialogare con ciò che già esiste. Perché una piazza dovrebbe possibilmente rappresentare il proprio quartiere e non apparire comelo scenario di una pubblicità di detergenti.

E a breve tutti in sella. Naturalmente, occorrerà attendere la conclusione dei lavori. Per ora le reti arancioni continuano a ricordarci che il cantiere non ha ancora consegnato la piazza ai cittadini; mentre nel frattempo l'ironia di quartiere fa da anteprima al debutto

Alla fine, forse, Piazza dei Visconti sta già regalando qualcosa: una palestra per l'ironia e quella, per fortuna, non ha bisogno di cyclette. Basta guardarsi intorno e pedalare con la fantasia.



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