


L'Assegno di inclusione dovrebbe accompagnare chi non ha un reddito verso una condizione diversa: il lavoro. Ma per molti di coloro che sono considerati attivabili, il percorso sembra trasformarsi in una lunga trafila di colloqui, convocazioni e corsi di formazione. E viene da chiedersi: verso quale lavoro?
Perché non tutti quelli che cercano un'occupazione hanno bisogno di essere formati. C'è chi ha una laurea, anni di esperienza, competenze aggiornate ed è rimasto senza lavoro per una crisi aziendale, una ristrutturazione, la chiusura della propria attività, un cambiamento familiare; o semplicemente perché il mercato, a una certa età, diventa più difficile. A queste persone servirebbe soprattutto qualcuno capace di metterle in contatto con un'impresa.
Invece spesso si viene invitati durante i colloqui a seguire altri corsi e subito dopo al successivo colloquio, dove si racconta nuovamente la propria storia professionale e si fissa un ulteriore appuntamento. Un rimpallo burocratico che sembra fatto giusto per dare una parvenza di movimento al sistema. Tutto produce numeri, attività e rendicontazioni, ma il risultato finale, il lavoro, resta sullo sfondo..
E il dato più importante: quante persone che entrano nel percorso lavorativo dell'ADI e trovano effettivamente un'occupazione grazie a quel percorso? Perché le statistiche INPS fotografano con precisione beneficiari e importi, ma non offrono con la stessa immediatezza un dato nazionale sugli effettivi esiti occupazionali dei percorsi ADI.
Già a monte, i centri di orientamento avrebbero dovuto costruire una rete vera con le imprese, di ogni dimensione e di ogni settore, così da poter offrire non soltanto colloqui e corsi, ma opportunità concrete di inserimento, magari attraverso periodi di prova sostenuti da incentivi e sgravi per le aziende aderenti.
E così il sistema finisce per celebrare il proprio movimento, non i risultati: il paradosso di un meccanismo che sembra efficiente proprio perché non si ferma mai, mentre continua a riportare le persone alla casella di partenza. Un gioco dell'oca pagato per far avanzare le pedine, non per farle arrivare al traguardo.