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Via Pietro Ubaldo Angeletti, il verde dimenticato di Collina delle Muse

Nel quadrante ovest di Roma, tra Boccea e Montespaccato, nel territorio del Municipio XIII, si trova il quartiere di Collina delle Muse. È una zona residenziale che negli anni ha visto crescere abitazioni e servizi e che oggi rappresenta una realtà importante della città.

È proprio qui, lungo Via Pietro Ubaldo Angeletti, che si trova un'area verde che meriterebbe una storia completamente diversa da quella che racconta oggi.

La si raggiunge in modo quasi discreto. In prossimità di un piccolo parcheggio, a pochi passi dalla strada, c'è una fontanella in ghisa, racchiusa da un caratteristico muretto semicircolare realizzato in blocchi di pietra. È uno di quei piccoli elementi che sembrano appartenere alla memoria del luogo: un manufatto che avrebbe dovuto accompagnare e valorizzare uno spazio verde destinato a essere vissuto.

Basta salire i gradini situati a breve distanza dalla fontanella per inoltrarsi nell'area, ed è proprio qui che il contrasto diventa evidente.

Quello che potrebbe essere un piacevole spazio di quartiere appare invece segnato dall'incuria e dall'abbandono. Intorno alla fontanella e lungo il percorso si incontrano rifiuti di ogni genere: bottiglie di plastica e di vetro, contenitori, cartacce, pezzi di indumenti, materiali lasciati a terra, mozziconi di sigaretta resti di cibo e altri oggetti disseminati fra la vegetazione.

Eppure sarebbe facile immaginare un'altra scena. Invece di spazzatura disseminata ovunque, si potrebbero incontrare famiglie a passeggio, bambini accompagnati dai genitori, ragazzi che si ritrovano dopo la scuola, persone anziane sedute a riposare; o semplicemente residenti che scelgono di trascorrere qualche ora all'aria aperta. Un'area verde può essere molto più di uno spazio lasciato a se stesso: può diventare un luogo di relazione, di socialità e di benessere, soprattutto in un quartiere residenziale.

Qui, invece, quella funzione sembra essersi progressivamente perduta. A rendere ancora più evidente il problema sono anche i segni di bivacchi e di frequentazioni poco rispettose dell'ambiente. Persone che sostano nell'area senza preoccuparsi di lasciare quel luogo nelle condizioni in cui lo hanno trovato. Il bivacco, quando si accompagna all'abbandono dei rifiuti e all'assenza di controllo e manutenzione, contribuisce a rafforzare la percezione di uno spazio senza presidio.

E quando un luogo comincia a essere percepito come abbandonato, il rischio è che l'abbandono si alimenti da solo: meno viene frequentato dalle famiglie e dai cittadini, più aumenta la sensazione che sia uno spazio senza regole; più cresce questa sensazione, più facilmente possono verificarsi ulteriori episodi di degrado.

Non è, peraltro, una situazione che arriva oggi all'attenzione dei residenti. Il Comitato Collina delle Muse ha denunciato più volte nel corso degli anni le condizioni delle aree verdi del quartiere, chiedendo interventi di riqualificazione, manutenzione e pulizia raccontando di aver sollecitato ripetutamente il Municipio, chiedendo tra l'altro un calendario stabile per lo sfalcio del verde, interventi di pulizia e diserbo, oltre a sistemi di controllo come telecamere e fototrappole per contrastare l'abbandono di rifiuti e gli scarichi abusivi nelle aree verdi e nei parcheggi.

Il problema, dunque, non è certamente quello di una giornata di mancata pulizia. È una questione che i cittadini e il Comitato sostengono di aver portato all'attenzione delle istituzioni più volte e che si inserisce in una storia più ampia di richieste di riqualificazione del quartiere.

Ed è proprio la storia di Collina delle Muse a rendere questa situazione ancora più difficile da comprendere.

Secondo quanto documentato dal Comitato, nell'ambito delle opere previste dalla convenzione urbanistica che accompagnò lo sviluppo edilizio della zona erano stati previsti interventi per restituire ai cittadini aree verdi attrezzate e fruibili. Tra le opere indicate figuravano percorsi, illuminazione, fontanelle, sistemazione del verde, opere di muratura e spazi destinati alla fruizione da parte dei cittadini.

La fontanella che oggi si trova circondata dai rifiuti diventa allora quasi il simbolo di questa contraddizione: un elemento pensato per stare dentro un'area verde curata e accessibile, che oggi sopravvive in uno spazio che sembra aver perso buona parte della sua funzione originaria.

Anche dal punto di vista amministrativo, il verde rappresenta una competenza precisa. Roma Capitale indica infatti il Municipio XIII tra gli enti che svolgono funzioni di manutenzione urbana e delle aree verdi nel proprio territorio. Il Servizio Giardini del Municipio XIII ha, fra le sue competenze, il monitoraggio delle condizioni del verde pubblico, degli arredi e dei manufatti, oltre alla manutenzione ordinaria e straordinaria del verde.

Questo non significa, naturalmente, che ogni metro quadrato dell'area debba necessariamente essere attribuito al Comune: per stabilire con assoluta certezza chi sia responsabile della specifica area occorre verificare la proprietà e la gestione della particella interessata. Ma proprio per questo sarebbe auspicabile che l'amministrazione chiarisse pubblicamente quale sia il soggetto responsabile della manutenzione e della pulizia di questo spazio.

Perché il punto, alla fine, non è soltanto raccogliere qualche bottiglia; ma è decidere cosa fare di questo luogo.

Lasciarlo progressivamente deteriorare significa rinunciare a una risorsa che potrebbe avere un valore importante per il quartiere. Inoltre non servirebbero interventi spettacolari: pulizia costante, sfalcio e manutenzione della vegetazione, cestini adeguati, controllo dei rifiuti, illuminazione, cura dei percorsi e degli arredi, e una presenza più attenta sul territorio. potrebbero già cambiare radicalmente l'aspetto e la percezione dell'area e, soprattutto interrompere quel meccanismo per cui il degrado diventa normalità.

Via Pietro Ubaldo Angeletti non è un luogo lontano dal resto della città. È una strada di Collina delle Muse, un quartiere abitato e quell'area verde un piccolo patrimonio del quartiere dal grande potenziale che potrebbe essere restituito alla comunità attraverso un'adeguata opera di riqualificazione, cura e manutenzione.


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