


Francesco Totti lo aveva detto già a maggio, parlando della crisi del calcio italiano e della necessità di tornare a investire seriamente nei settori giovanili. Secondo l'ex capitano della Roma, uno dei problemi della Serie A è diventato evidente anche nella composizione delle squadre: pochi italiani e sempre più giocatori arrivati dall'estero. Una fotografia che, numeri alla mano, oggi è difficile da ignorare.
Nel 2017-18 gli stranieri rappresentavano il 55,2% delle presenze in Serie A. Nel 2025-26 sono arrivati al 69,1%. In altre parole, oggi quasi sette giocatori su dieci che scendono in campo nel nostro campionato sono stranieri. E forse è proprio qui che le parole di Totti meritano di essere riascoltate.
Perché il punto non è dire che gli stranieri siano un problema perché non lo sono. La storia della Serie A è stata costruita anche grazie a campioni arrivati da ogni parte del mondo e il confronto con scuole calcistiche diverse può soltanto arricchire un campionato. Tuttavia una cosa è avere un calcio aperto al mondo, un'altra è rischiare che il calcio italiano faccia sempre più fatica a riconoscersi nei propri giocatori.
Totti, in fondo, parla di questo. Del diritto di una squadra italiana, e di un intero campionato, ad avere una presenza italiana importante e non per chiudersi agli altri; ma per valorizzare i propri ragazzi. Se oggi siamo arrivati a quasi sette stranieri ogni dieci giocatori, forse sarebbe più naturale immaginare un rapporto quasi opposto: una Serie A con circa il 60% di italiani e il 40% di stranieri e non come una regola rigida, ma come un equilibrio verso cui tendere. Una logica che dovrebbe valere in ogni paese nel mondo, perché il calcio è anche identità.
E qui arrivano i numeri più significativi. Nella stagione 2023-24 gli Under 21 italiani hanno giocato appena il 2,3% dei minuti complessivi della Serie A. Per gli attaccanti la percentuale è scesa addirittura all'1,5%. Sono numeri che raccontano quanto sia difficile, per un ragazzo italiano, trasformare un buon percorso nel settore giovanile in una vera occasione fra i grandi.
Questo è in particolare il paradosso che Totti mette in luce: l'Italia continua a produrre giovani di talento, le Nazionali giovanili ottengono risultati importanti eppure, quando arriva il momento di fare il salto nel calcio professionistico, lo spazio sembra restringersi.
Vedere crescere un ragazzo italiano fino a diventare protagonista della Serie A dovrebbe tornare a essere qualcosa di normale, non un'eccezione.
Totti lo sa bene. Lui è stato proprio quel ragazzo: un ragazzo cresciuto in un vivaio italiano, arrivato nella squadra della sua città e e diventato una leggenda capace di rappresentare Roma e l'Italia nel mondo. È la dimostrazione di quanto possa diventare grande un talento quando gli viene dato il tempo e lo spazio per crescere. Ed è forse proprio per questo che, oggi, le sue parole hanno un peso particolare su cui riflettere seriamente.