


Negli ultimi anni, in Italia, il caro prezzi è diventato una realtà quotidiana per milioni di persone. Mentre i beni di prima necessità, come alimenti e farmaci, continuano a subire aumenti vertiginosi, la stragrande maggioranza della popolazione si trova sempre più in difficoltà nell'accesso a ciò che dovrebbero essere i diritti fondamentali per la salute e il benessere. Non solo gli anziani e le persone affette da patologie croniche, ma anche il ceto medio è ormai colpito dall'aumento dei prezzi dei beni alimentari, con milioni di famiglie che spesso si trovano costrette a mettere in tavola quel che semplicemente possono permettersi di acquistare.
Un problema particolarmente grave riguarda coloro che sono costretti a seguire diete specifiche a causa di patologie come il diabete, il colesterolo alto, le malattie cardiache o altre condizioni croniche. Queste persone si trovano di fronte a una scelta drammatica: mangiare cibi economici che peggiorano la loro salute; o a volte non mangiare affatto. Ad esempio, per chi soffre di diabete, non poter acquistare i cibi giusti, come frutta, verdura fresca o pesce, significa compromettere gravemente il controllo glicemico e aumentare il rischio di complicazioni.
La situazione non riguarda però soltanto i più fragili: anche il ceto medio si ritrova a dover rinunciare a spese mediche o alimentari adeguate, perché l'aumento dei costi è generalizzato. Le famiglie di classe media sempre più spesso non possono più permettersi cibo di qualitài farmaci e cure preventive, creando un scivolamento sociale preoccupante. Lo stesso concetto di prevenzione è orami diventato una beffa. In un paese dove la salute dovrebbe essere una priorità, il sistema sanitario italiano sta costringendo i cittadini a fare una scelta impossibile: pagare per un controllo diagnostico privato, perché le visite convenzionate sono diventate quasi introvabili, o mangiare. Quando il costo delle visite specialistiche cresce e le liste d'attesa sono infinite, molte persone, soprattutto quelle con risorse limitate, e patologie che richiedono controlli in tempi rapidi, si trovano a dover decidere tra prevenire e sopravvivere. L'idea stessa di "prevenzione", fondamentale per evitare malattie e costi sanitari maggiori in futuro, viene trasformata così in una farsa, quando a pagarne il prezzo sono proprio i cittadini che non possono permettersi di scegliere entrambe le cose. In breve un sistema che dovrebbe garantire il diritto alla salute, di fatto, costringe la popolazione a fare sacrifici che minano la propria stessa vita.
Al confronto con altri paesi europei, la situazione italiana appare drammatica. Mentre in Lussemburgo o in Irlanda, per esempio, i beni essenziali come alimenti e medicinali sono soggetti a tassi IVA ridotti (addirittura 0% per certi alimenti e farmaci), in Italia la tassazione è ben più alta, con l'aliquota IVA sui beni alimentari che si attesta al 4% o al 10% a seconda del prodotto. Nonostante questa riduzione, i prezzi al consumo sono elevati, anche a causa dell'inflazione e delle difficoltà logistiche legate alla distribuzione.
In Spagna e Portogallo, ad esempio, l'aliquota IVA sui beni alimentari è ridotta al 4% e 6% rispettivamente, mentre in Italia, nonostante una leggera riduzione, i prezzi continuano a lievitare a causa della scarsità di alcuni beni e dei costi di produzione elevati. La situazione diventa ancora più difficile quando si considerano i costi sanitari, che continuano a crescere, mentre in altri paesi esiste una maggiore protezione sociale e aiuti economici per chi vive con una pensione minima.
Un altro aspetto preoccupante riguarda la crescente povertà in Italia, che colpisce soprattutto gli anziani, le persone disabili e, sempre più, il ceto medio. Molti anziani, infatti, percepiscono pensioni basse, che non coprono nemmeno le necessità di base. Gli invalidi con pensioni di circa 340 euro al mese si trovano a dover fare i conti con un sistema che non offre loro reali adeguamenti, lasciandoli in balia dell'aumento dei prezzi. Non esistono risposte concrete da parte dello Stato: se da un lato gli aumenti delle pensioni sono a dir poco ridicoli, dall'altro non si vedono interventi sufficienti a garantire un'adeguata assistenza sanitaria e un accesso dignitoso ai beni essenziali.
Tuttavia la crisi non riguarda apunto solo gli anziani o i disabili: il ceto medio si ritrova ad affrontare una condizione di incertezze economiche sempre più grave. Le famiglie che fino a pochi anni fa riuscivano a far fronte alle spese quotidiane, ora si trovano a dover rinunciare a beni fondamentali come alimenti freschi e di qualità o cure sanitarie adeguate. La percezione è che nessuno è più indenne dal caro spesa, e che l'inflazione e l'aumento dei costi stiano erodendo il potere d'acquisto di intere fasce della popolazione.
E' senz'altro necessario un cambio di rotta radicale nelle politiche fiscali e sociali in Italia. Il sistema deve essere in grado di proteggere tutte le fasce della popolazione, garantendo l'accesso ai beni di prima necessità senza che le persone siano costrette a scegliere tra la salute e la sopravvivenza. Oggi invece le politiche fiscali e sociali italiane sembrano non sono affatto in grado di rispondere alle reali necessità dei cittadini.
I paesi come il Lussemburgo e l'Irlanda, che applicano politiche fiscali più favorevoli sui beni essenziali, dimostrano che è possibile ridurre il carico fiscale sui cibi e i farmaci senza compromettere le finanze pubbliche. In Italia, invece, l'alto livello di tassazione e la mancanza di politiche sociali efficaci stanno creando una vera e propria emergenza sanitaria e sociale che riguarda tutti.
Inoltre sembra che il governo italiano manchi di lungimiranza. L'assenza di una vera politica di prevenzione alimentare e diagnostica infatti, comporta un circolo vizioso: chi non può permettersi una diagnosi tempestiva o un'alimentazione sana, finisce per ammalarsi più gravemente e più tardi, accumulando spese enormi per cure e ospedalizzazioni, che avrebbero potuto essere evitate o minimizzate con un intervento precoce. In sintesi, chi non accede a un controllo diagnostico oggi e non può permettersi cibi sani, diventa una carico futuro per un sistema sanitario già allo sbando più totale.