


C'è una parola che stride ormai con la realtà sociale di milioni di italiani: vitalizio. E non per nostalgia dei tempi andati; o per invidia sociale, ma per sacrosanta giustizia. Perché chi siede; o è stato seduto nei salotti dorati del potere, con stipendi che definire "lauti" è un eufemismo, non può e non deve continuare a godere di privilegi che sanno di insulto.
Mentre milioni di cittadini fanno la fila nei pronto soccorso, rinunciano a visite specialistiche perché troppo costose, aspettano mesi per una risonanza magnetica, e possono solo fantasticare su svaghi anche minimi e vacanze, loro, i pensionati d'oro della politica, si godono cure, occhiali, dentisti, dermatologi, ristorazione e voli gratis o dai costi a dir poco irrisori. Naturalmente agli stessi spettano anche taglio e messa in piega (non sia mai che si spettinino durante le pause di sonno nelle ore lavorative),, corsi di lingua, computer, telefoni, circoli spoprtivi, tribune d'onore, teatri. A quale titolo? Con quale coraggio?
Molti sono gli esempi di parlamentari, sia di oggi che di ieri, che hanno trascorso e continuano a trascorrere più tempo a sonnecchiare tra i banchi che a lavorare per il paese. Eppure, queste stesse persone, che si sono sedute in Parlamento come se fosse una comoda poltrona, dovrebbero imparare a pagarsi le visite mediche come ogni altro cittadino, senza più poter contare su privilegi ingiustificabili. Come fa un muratore con la schiena rotta dopo 40 anni di lavoro. Come fa una pensionata che vive con la pensione sociale minima, e che deve scegliere se curarsi o mangiare.
Non è più tempo di indulgenze aristocratiche. Chi ha avuto modo di incassare per anni stipendi da 10, 12, 15 mila euro al mese (più rimborsi, più diaria, più benefit), ha avuto tutto il tempo e le risorse per costruirsi una sanità privata, un'assicurazione, una pensione integrativa. Se oggi ha bisogno di una visita cardiologica, se vuole farsi rifare i denti o volare a spese dello Stato, che paghi, come fanno tutti.
Il vero scandalo? Quei soldi usati per mantenere questi privilegi potrebbero e dovrebbero finire a chi non ce la fa davvero. Ai disabili che percepiscono 330 euro al mese. A chi sopravvive con pensioni minime indegne, che non bastano nemmeno per pagare l'affitto, figurarsi per vivere. A chi deve scegliere tra una scatola di medicine e un litro di latte.
Alle famiglie che tirano la cinghia per comprare pane, latte, pasta, benzina, mentre l'IVA sui beni essenziali rimane intoccabile. Perché nessuno ha mai pensato di tagliarla drasticamente? Perché nessun governo ha avuto il coraggio di togliere l'IVA dal carrello della spesa per aiutare le famiglie italiane?
La politica vera se esiste ancora si svegli. Chi ha avuto, ha avuto. Ora basta. Il privilegio non è un diritto, è un abuso. Continuare a mantenerlo è una cafonata istituzionalizzata, un'offesa alla dignità di chi lavora per meno di 1000 euro al mese e paga tutto fino all'ultimo centesimo.
Il rispetto si dimostra nei fatti, non nei discorsi. Il tempo degli inchini è finito. È ora di alzare la testa, tagliare i cordoni delle rendite immeritate e ridare dignità a chi è stato lasciato indietro: i disabili, gli anziani con pensioni da fame, le famiglie che vivono senza riuscire ad arrivare a fine mese, anzi che sopravvivono.
Perché uno Stato che protegge solo i forti, è uno Stato che ha smesso di essere giusto.