A voi, ragazzi, Giovanni, Sofia, Riccardo, Achille, Chiara ed Emanuele.

Non vi conoscevamo, eppure oggi sentiamo di conoscervi un po'.

Vi immaginiamo con i sorrisi di chi parte per festeggiare, con la leggerezza di una notte che dovrebbe essere solo gioia, musica, attesa per ciò che verrà. Sareste dovuti tornare a casa con il sonno negli occhi e qualche ricordo in più e mai diventare una notizia che toglie il respiro.

Quella notte di Capodanno, a Crans-Montana, il tempo si è fermato per voi.

E con voi si è fermato anche qualcosa dentro di noi.

Ci colpisce la vostra innocenza, il fatto che foste lì solo per vivere un momento felice, come fanno i ragazzi ovunque, in un luogo che avrebbe dovuto proteggervi, accogliervi, garantirvi sicurezza e che invece ha lasciato spazio solo al caos, rubandovi la vita.

Pensiamo alle famiglie, a chi vi aspettava, a chi forse stava preparando un messaggio, una chiamata, un abbraccio per il ritorno. Pensiamo agli amici, che dovranno imparare a convivere con una presenza che improvvisamente è diventata assenza. Un'assenza priva di spiegazioni capaci di consolare.

In Italia, in tanti ci siamo fermati ascoltando e leggendo la vostra storia. Non per curiosità, ma per dispiacere autentico. Perché quando se ne vanno dei giovani, quando una festa si trasforma in lutto, il dolore non resta mai confinato. Diventa collettivo, silenzioso, composto. Diventa una domanda che assila interiormente i pensieri: perché?

Non vogliamo ricordarvi solo per ciò che è accaduto, ma per ciò che rappresentavate: vita che stava iniziando, futuro ancora aperto, possibilità infinite. E vogliamo credere che il vostro ricordo possa almeno servire a qualcosa, che spinga chi ha responsabilità a non dimenticare mai quanto sia fragile la fiducia che le persone affidano a certi luoghi, a certe scelte.

Questa lettera non chiede clamore.

Chiede rispetto.

Chiede memoria.

Perché nessuna musica dovrebbe coprire il silenzio lasciato da chi non è tornato.

Perché nessuna festa dovrebbe mai costare una vita.

A voi, ragazzi, va il nostro pensiero più sincero.