By Simona Santanocita on Mercoledì, 23 Aprile 2025
Category: Attualità

Non era “il mio Papa”, ma ha insegnato molto al mondo. Addio a Papa Francesco

Non ho mai sentito Papa Francesco come "il mio Papa". È una frase che può sembrare dura, ma credo che ogni essere umano stabilisca, in modo misterioso e personale, una connessione con certe figure e non con altre. Non si tratta di giudizi; o ideologie, ma di risonanze interiori.

Papa Francesco — Jorge Mario Bergoglio — era buono. Non buono nel senso vago e banale della parola, ma buono in quella maniera concreta, fatta di piccoli gesti, parole giuste, prese di posizione scomode e tenaci. Era uno che ci credeva, e si vedeva. E anche se non sentivo in lui quella vicinanza spirituale che qualcuno può provare verso una figura religiosa, l'ho guardato con rispetto quando si è trattato di cacciare via i mercanti dal suo stesso tempio e, specie negli ultimi tempi con tenerezza verso chi da tutto se stesso perfino quando le forze gli venivano a mancare in modo evidente.

La sua competenza intellettuale, non era mai esibita. Parlava in modo semplice, ma pensava in maniera profonda. Era capace di far sentire dentro un pensiero teologico mentre diceva solo: "Buon pranzo." Quella frase, detta la domenica dopo l'Angelus, è rimasta in molte persone, anche atee come simbolo della sua umanità disarmante. Non voleva salire su un piedistallo: voleva restare tra la gente, in mezzo alla vita vera.

E poi, l'impegno per gli ultimi. I poveri, i migranti, gli emarginati, i dimenticati: non erano slogan per lui, ma persone da ascoltare e difendere. Papa Francesco si è speso fino all'ultimo respiro, e lo si è visto. Lo si è sentito nella voce che si faceva via via più flebile, ma sempre determinata. Ha speso ogni briciolo della sua energia anche per cercare di fermare le guerre e ristabilire la pace, parlando a capi di Stato, lanciando appelli, incontrando persone, pregando instancabilmente. La pace per lui non era un'utopia: era un'urgenza.

E poi, c'era quel lato più umano, più leggero, che ce faceva sentire ancora più vicino alla gente comune. Era un grande tifoso: seguiva con affetto e passione il San Lorenzo de Almagro, la sua squadra del cuore fin da ragazzo. Ma era anche un amante dell'arte, della musica classica, della letteratura e amava profondamente il cinema. Spesso citava film, registi, storie che lo avevano colpito, e che usava per spiegare concetti anche spirituali. Aveva quella capacità rara di cogliere la bellezza in ogni forma d'espressione, senza mai renderla elitaria, ma sempre vicina alla vita.

Oggi che se n'è andato, tutto il mondo ne avverte la mancanza silenziosa. Per quel che mi riguarda non ho bisogno di innalzarlo a mito — non gli renderebbe onore. Preferisco ricordarlo per quello che è stato: un uomo che ha fatto il suo meglio, con sincerità e con incrollabile fede.

Posso tuttavia aggiungere che trovo profondamente irrispettoso il modo in cui alcuni, oggi, stanno buttando questo momento nel fango della politica. C'è un tempo per tutto, e questo dovrebbe essere il tempo del silenzio, del rispetto, e magari anche del raccoglimento. Strumentalizzare la morte di una figura così umana e universale per giochi di parte è una tristezza che fa ancora più rumore in mezzo a tanto dolore.

Grazie Papa Francesco. Anche se non eri il mio Papa, sei stato un uomo grande quanto gli insegnamenti che hai lasciato in eredità al mondo.