Si parla sempre più spesso di inclusione, diritti, abbattimento delle barriere e valorizzazione delle persone con disabilità. Eppure, fra a i principi proclamati e la realtà quotidiana può esistere una distanza abissale.
Questa intervista non vuole generalizzare né accusare indistintamente aziende o redazioni. Racconta una storia specifica, quella di una giornalista e collaboratrice esterna con una condizione di salute che le consente di lavorare, ma che rende per lei particolarmente importante poter svolgere la propria attività in modalità smart working.
Una condizione che non le impedisce di scrivere, documentarsi, proporre argomenti e lavorare con serietà. Al contrario, la sua competenza professionale, unita alla qualità, alla cura e alla raffinatezza della sua scrittura, hanno sempre ricevuto apprezzamento e riconoscimento da parte di chi ha avuto modo di leggere e valutare il suo lavoro.
E c'è un altro aspetto che forse è ancora più importante: per S. R. il giornalismo non è soltanto un lavoro; ma una grande passione.
Eppure trovare una redazione disposta a offrirle un lavoro stabile e adeguatamente retribuito, compatibile con le sue necessità, si sta rivelando estremamente difficile.
Per tutelarne la privacy, la chiameremo S. R., nome di fantasia.
Partiamo dalla domanda più semplice: chi sei e che lavoro fai?
Sono una giornalista e collaboratrice esterna. Scrivere non è semplicemente il mio lavoro: è una competenza nella quale continuo a investire quotidianamente.
Al tempo stesso è anche una passione. Mi piace cercare le storie, approfondire le tematiche che espongo e, cercare di offrire al lettore qualcosa che abbia un valore. Una parte di me continua a credere profondamente in questo mestiere.
Il problema non è la volontà di lavorare. Quella non è mai mancata.
Qual è invece l'ostacolo che incontri?
La mia condizione di salute fa sì che, per poter lavorare, abbia bisogno di farlo prevalentemente da casa.
Lavorare da remoto, nel mio caso, non rappresenta assolutamente una comodità; o una richiesta di favore. È la modalità che mi permette di conciliare al meglio l'attività professionale con la gestione della mia patologia.
Il paradosso è che io posso lavorare, voglio lavorare e continuo a lavorare, ma non trovo chi sia disposto a darmi una vera opportunità.
Si parla molto di inclusione. Tu cosa pensi quando senti questa parola?
Penso che l'inclusione debba essere qualcosa di concreto.
Non voglio dire che tutte le aziende o tutte le redazioni si comportino allo stesso modo, perché non sarebbe corretto e non è questo il senso della mia storia.
Però esiste una domanda che credo sia legittimo porsi: quanto siamo realmente disposti a includere una persona quando per farlo è necessario organizzare il lavoro in modo diverso?
A volte sembra che sia più semplice rinunciare alla persona piuttosto che trovare una forma che le permetta di lavorare e, tutto questo è particolarmente doloroso e frustrante da vivere ogni giorno.
Quanto la situazione economica rende tutto ancora più difficile?
Il termine difficile è un eufemismo. Attualmente percepisco una pensione di circa 340 euro al mese e i compensi per le collaborazioni giornalistiche sono offensivi della dignità di qualunque lavoratore.In alcuni casi parliamo anche di appena 5 euro per un articolo.
Continuo comunque a proporre idee, a scrivere e a cercare opportunità. Tuttavia con cifre di questo tipo diventa difficilissimo affrontare anche le spese quotidiane e, quando una persona ha oltretutto necessità di visite, accertamenti e cure, il problema diventa ancora più serio.
Ti riferisci ai tempi della sanità pubblica?
Certamente. Il sistema sanitario pubblico oggi presenta liste d'attesa lunghissime
Per alcune condizioni di salute, però, aspettare mesi per una visita o un esame può costituire un problema grave e concreto. Aggiungo che quando le risorse economiche sono così esigue, diventa difficile anche valutare alternative private quando servirebbero.
Ho cercato di contattare diverse redazioni e direttori, proponendo la mia disponibilità e spiegando che sono alla ricerca di una possibilità professionale che possa essere svolta in smart working e che preveda un compenso dignitoso; ma senza alcun esito.
Cosa pensi di poter offrire a una redazione?
Prima di tutto competenza e serietà. Sono una persona precisa, affidabile, puntuale e abituata ad approfondire gli argomenti. Tengo molto alla qualità della scrittura e non mi fermo alla superficie delle notizie e, credo che il fatto di amare quello che faccio sia un valore aggiunto.
Cosa diresti oggi ai direttori delle testate giornalistiche?
Di guardare prima di tutto alla persona e alle sue capacità. Lo smart working oggi è una modalità di lavoro utilizzata in moltissimi settori e se per alcune persone può rappresentare semplicemente una diversa organizzazione del lavoro. per altre può essere ciò che rende concretamente possibile lavorare: la famosissima decantata inclusività.
Io non chiedo assolutamente un trattamento di favore. Chiedo di essere valutata per quello che so fare.
Qual è allora il tuo appello?
Il mio appello è rivolto a chiunque abbia bisogno di una collaboratrice giornalistica seria.
Se esiste una redazione disposta a valutare una collaborazione professionale da remoto, con una retribuzione adeguata, sono disponibile. Non chiedo che qualcuno mi regali qualcosa, chiedo di poter lavorare.
C'è una differenza profonda tra inclusione e assistenzialismo, e credo sia importante sottolinearla. L'assistenzialismo dice "ti aiuto perché non puoi"; l'inclusione dice "riconosco ciò che puoi fare e rimuovo, per quanto possibile, l'ostacolo che ti impedisce di farlo".
Un appello alle redazioni
Questa intervista nasce per rivolgere un appello concreto ai direttori delle testate giornalistiche. Qualcuno potrebbe chiedere: «Perché non la assumete voi?»
È una domanda legittima. Questa realtà editoriale è nata da poco e, allo stato attuale, non dispone ancora delle risorse economiche e organizzative necessarie per poter assumere ulteriore personale. Non siamo una struttura finanziata né disponiamo, al momento, della possibilità concreta altrimenti lo avremmo fatto subito per non perdere un contributo così prezioso. Quindi se una redazione, un editore o un direttore fosse interessato ad offrire un'opportunità può contattare la nostra redazione a: