By Simona Santanocita on Sabato, 05 Settembre 2026
Category: Attualità

Il nasone di Via dei Gonzaga, simbolo e memoria di Roma: che fine farà?

La nuova Piazza dei Visconti prende forma là dove per oltre cinquant'anni ha avuto sede il mercato, ormai dismesso. I lavori sono in dirittura d'arrivo e, fra le nuove installazioni, è comparsa anche una nuova cabina per l'acqua. Ma proprio qui si apre una domanda che riguarda non soltanto l'arredo della piazza; ma la memoria stessa del quartiere: che fine farà il "nasone" di Via dei Gonzaga?

Perché quel caratteristico rubinetto in ghisa, tipico delle strade romane, non è semplicemente un punto da cui bere; ma rappresenta un pezzo della storia quotidiana del quartiere, un elemento che per decenni è stato lì, entrato naturalmente nella vita di tutti i giorni.

Abbiamo chiesto a un ingegnere idraulico/esperto di sistemi acquedottistici e di qualità dell'acqua potabile, F. B. di spiegare quale sia la differenza fra il tradizionale nasone e le moderne cabine dell'acqua e perché, nonostante l'avanzare della tecnologia, il primo continui ad avere un valore particolare.

«Il nasone rappresenta la vera anima di Roma e, messo a confronto diretto con le moderne case dell'acqua, vince nettamente sotto molti aspetti pratici, ecologici e storici. A Roma ce ne sono oltre 2.500, distribuiti capillarmente nei vicoli, nelle piazze e nei parchi. Una casa dell'acqua, invece, è una struttura che, proprio perché tecnologica, richiede apparecchiature, manutenzione e alimentazione elettrica. Si tratta di un impianto più complesso, che necessita di manutenzione, pulizia e sanificazione regolari. Filtri e componenti interni, se non gestiti correttamente, possono diventare un punto critico.

Il nasone è essenzialità allo stato puro. È un oggetto in ghisa, privo di elettronica, senza schermi, pulsanti o sistemi che possano andare in errore. Non teme un blackout e non dipende da un software. Se mantenuto correttamente, può continuare a svolgere la sua funzione per secoli.

C'è poi un aspetto legato all'acqua stessa. Nel nasone l'acqua scorre continuamente, evitando il ristagno e mantenendo quella caratteristica freschezza dell'acqua corrente proveniente dall'acquedotto e non servono refrigerazione artificiale o altri dispositivi. Inoltre c'è anche un elemento di inclusività che spesso viene dimenticato: il nasone è immediatamente accessibile a tutti, non occorrono particolari procedure per il suo utilizzo.

Oltretutto c'è quella piccola vaschetta alla base, che può diventare un punto d'acqua anche per gli animali. È un dettaglio semplice, ma racconta bene la filosofia del nasone: un servizio pubblico essenziale, davvero aperto a tutti, senza tecnologia necessaria per poterlo utilizzare.

Per questo una casa dell'acqua può certamente rappresentare un servizio moderno e aggiuntivo, ma non dovrebbe necessariamente sostituire un nasone storico. Sono due concezioni differenti: una punta sulla tecnologia e sulla gestione del servizio, l'altra sulla semplicità, sulla continuità e sulla tradizione».

Ed è proprio questo il punto che i residenti vorrebbero sottolineare. Nessuno, vuole negare la modernità o la presenza di nuovi servizi nella piazza. La richiesta è un'altra: non cancellare ciò che già esiste e che appartiene alla storia del quartiere.

«Il nasone non è soltanto un rubinetto – racconta un residente –. È una di quelle cose che danno identità a questa via e che fanno parte della memoria del quartiere. A me piacerebbe che fosse conservato e, anzi, lo avrei collocato proprio all'interno della nuova piazza.

In molti continuiamo a domandarci come mai, in una piazza che non presenta certo dimensioni enormi, invece di scegliere elementi leggeri e poco invasivi, si sia deciso di inserire manufatti che appaiono sproporzionati, come i tre stendini, le cyclette collocate contro il muro, il cabinone dell'acqua e le pesanti panchine in cemento. Anche il nasone, con le sue dimensioni contenute e la sua struttura essenziale, sarebbe stato un elemento decisamente più leggero e in armonia con lo spazio.

È una grande delusione, perché si poteva realizzare una piazza davvero bella, semplice e accogliente, in armonia con il quartiere, sia nei colori sia nella scelta di elementi proporzionati alle dimensioni dell'area. Sarebbe bastata maggiore attenzione alla leggerezza e all'equilibrio dell'insieme».