In un'Italia sempre più digitalizzata palesemente solo a parole, la definizione di "Fisco amico" (ma amico di chi?), risulta oggi più che mai una forzatura. Perché la realtà quotidiana dei contribuenti, anche di quelli onesti, racconta tutt'altro: errori dell'amministrazione, risposte elusive agli sportelli, rimpalli tra enti, appuntamenti impossibili da ottenere e soluzioni che non arrivano mai. Chi paga tutto questo? Sempre il cittadino.

Gli sportelli dell'Agenzia delle Entrate, teoricamente il punto di contatto tra il fisco e la popolazione, nella pratica sembrano diventati dei muri di gomma. L'impiegato spesso dichiara di non poter fare nulla, mentre il responsabile, risulta introvabile; o scarica la responsabilità su altri uffici. Il tutto in un sistema che, pur vantandosi di essere moderno e digitale, non comunica neppure al proprio interno: enti scollegati, banche dati che non dialogano e cittadini che diventano pedine in un gioco kafkiano.

Non è raro che una persona venga a conoscenza di una pendenza fiscale solo per caso, magari a seguito di un fermo amministrativo; o di una cartella esattoriale arrivata a sorpresa. Provare a chiedere chiarimenti può trasformarsi in un'odissea. I numeri verdi offrono risposte vaghe, quando non ti rimbalzano da un centralino all'altro. Le informazioni che si ricevono spesso non vanno oltre quanto si può già trovare online autonomamente. In altri casi, viene detto di rivolgersi a un altro ente, magari lo stesso che ti ha appena inviato lì.

Il cittadino, già in difficoltà economica o personale, si ritrova a dover affrontare un sistema che sembra volutamente concepito per scoraggiarlo. Senza contatti o conoscenze giuste, l'unica strada resta rivolgersi a un legale, sempre se se ne ha la possibilità economica, con ulteriori costi e tempi lunghi. Perché, in Italia, ancora oggi chi conosci conta più di tutto il resto quando si ha a che fare con la burocrazia.

Poi l'umiliazione finale: impiegati che sovente si comportano come se stessero facendo un favore nel rispondere, toni sgarbati e quell'odiosa frase "a noi risulta così", anche quando il contribuente ha in mano un trolley di prove contrarie. Intanto, si moltiplicano gli errori: multe sbagliate, fermi amministrativi assurdi e debiti contestati che ti costringono a lunghe battaglie per ottenere ciò che in realtà dovrebbe essere un diritto.

Il sistema risponde con le "rottamazioni" dei debiti, misure tampone che sanano le casse dello Stato; ma non affrontano la vera questione: un impianto fiscale e burocratico che invece di sostenere, schiaccia. Si rottamano cartelle, ma non il problema più grave è che non si rottama mai l'inefficienza.

"Fisco amico?" Decisamente no. Per molti il fisco è un nemico invisibile, freddo, distante, incapace di ascoltare e pronto a colpire anche chi ha già perso tutto. Un sistema esasperante, che non accompagna il cittadino, ma lo lascia solo nel labirinto della burocrazia.