By Simona Santanocita on Sabato, 20 Giugno 2026
Category: Attualità

Esportiamo cervelli e importiamo problemi: l'Italia che dimentica gli italiani

Per anni ogni critica è stata liquidata come populismo.

Ogni dubbio è stato considerato una forma di intolleranza.

Ogni richiesta di priorità nazionale è stata descritta come egoismo.

Eppure milioni di cittadini continuano a chiedere la stessa cosa: se le risorse sono limitate, se gli ospedali non riescono a garantire le prestazioni, se le liste d'attesa esplodono e se i servizi peggiorano, perché chi contribuisce da una vita al mantenimento dello Stato deve sentirsi sempre più spesso trascurato?

Il punto non è stabilire chi meriti assistenza.

Il punto è capire perché chi finanzia il sistema faccia sempre più fatica a beneficiarne.

Uno Stato moderno dovrebbe essere capace di fare entrambe le cose.

Garantire la dignità umana e l'assistenza a chi ne ha bisogno.

Ma anche garantire che i propri cittadini possano curarsi, lavorare, spostarsi e vivere dignitosamente senza essere costretti a rivolgersi continuamente al privato.

Quando milioni di persone rinunciano alle cure e decine di migliaia di giovani qualificati scelgono ogni anno di andarsene, il problema non è chi arriva.

Il problema è che chi resta non si sente più una priorità.

E uno Stato che smette di mettere al centro i propri cittadini rischia di perdere la fiducia della sua stessa comunità nazionale.

Per questo affermare che gli italiani debbano tornare ad essere una priorità non dovrebbe essere uno slogan.

Dovrebbe essere il punto di partenza.

Perché nessun Paese può costruire il proprio futuro se continua a trascurare coloro che lo sostengono, lo finanziano e lo tengono in piedi ogni giorno con il proprio lavoro.