By Nicolas Nicolai on Martedì, 09 Dicembre 2025
Category: Attualità

Convivenza con il diabete: altro che “si vive benissimo”. Una realtà che molti diabetologi ignorano

C'è una frase che chi convive con il diabete sente ripetere fin troppo spesso:"Ci si puo convivere benissimo." Questa stessa frase risulta  addirittura peggiore quando viene pronunciata citando atleti olimpici o celebrità che 'ce l'hanno fatta', come se la persona comune avesse al seguito un team di nutrizionisti, diabetologi, preparatori atletici e medici pronti a gestire ogni complicanza. "Davvero è così semplice? "Ma chi è, esattamente, che dice che 'ci si convive benissimo'?" Forse qualcuno da dietro una scrivania ce lo puo spiegare oppure la verità può raccontarcela chi passa le notti a combattere con ipoglicemie ostinate, sensori che suonano a raffica e glicemie che decidono di impazzire proprio quando sarebbe meno opportuno? Certamente quest'ultimi.

Perché vivere con il diabete non è un esercizio accademico, non è una tabella di marcia scandita come durante un ricovero, dove ogni due ore ti controllano, ogni tre ti danno da mangiare, ogni minuto sei osservato. La vita vera, quella fuori dall'ospedale, è un'altra cosa.

La vita vera è farsi trovare in ipoglicemia al colloquio di lavoro, o dal parrucchiere, o durante una festa, mentre senti la vista restringersi e il panico salire perché nonostante mangi qualcosa la glicemia non risale. Altro che manuale di diabetologia.

La convivenza con il diabete è fatta di iperglicemie che arrivano senza logica, che non sanno nulla del fatto che avevi calcolato tutto alla perfezione. È fatta di notti in bianco, di controlli continui, di allarmi del sensore che ti svegliano mentre il mondo dorme. È fatta di corse, stress, emozioni, lutti, risate, lavoro, ritmi che cambiano, cose che nessun protocollo medico considera mai veramente.

E soprattutto è fatta di soggettività, una parola che molti specialisti sembrano aver cancellato dal vocabolario.

Racconti sintomi "atipici"?

Non rientrano nel modello teorico?

Allora spesso vieni liquidato con sufficienza.

Troppo spesso il paziente viene trattato come un numero, non come una persona che con quel diabete ci convive, ci dorme, ci litiga, ci ha a che fare ogni singolo giorno della sua vita. E non parliamo poi della leggerezza con cui alcuni medici propongono farmaci nuovi quasi "per provare", ignorando talvolta la storia medica completa e – cosa ancora più grave – ignorando ciò che il paziente sta dicendo.

Perché il problema, oggi, è proprio questo:

molti medici non ascoltano.

E non si tratta di attaccare una categoria: esistono diabetologi eccezionali, umani, preparati, presenti. Ma sono pochi. Troppo pochi.

La verità?

Chi vive ogni giorno con il diabete spesso ne sa molto più di quanto alcuni specialisti siano disposti ad ammettere. Sa riconoscere ogni minimo segnale del proprio corpo, ogni sensazione che precede un calo, ogni variazione che nessun sensore può spiegare meglio dell'esperienza quotidiana.

Forse prima di prescrivere l'ennesimo esame o di ripetere frasi fatte – "basta organizzarsi", "oggi è tutto più semplice", "è solo questione di abitudine" – sarebbe utile che qualcuno si fermasse un attimo e facesse un diverso tipo di test:

un esame di coscienza.

Chiedersi se davvero ha ascoltato, se ha capito chi ha davanti, se ha provato almeno a immaginare cosa significhi vivere con una malattia cronica che non concede pause, vacanze, ferie o giorni liberi.

Perché il diabete non è un numero, non è una diagnosi, non è un protocollo.

È una presenza costante.

È una lotta quotidiana.

È una responsabilità che pesa su chi la vive, non su chi la commenta.

"E prima di raccontare quanto 'si conviva bene col diabete', forse sarebbe il caso che molti 'esperti' provassero, anche solo per una settimana, cosa significhi convivere 24 ore su 24 con un ospite del genere: un maleducato che si presenta senza invito, fa scherzi di pessimo gusto nei momenti meno opportuni, a tratti ti prosciuga le energie, ti ruba il sonno e ti scombina i piani come il peggior coinquilino immaginabile.